Prestiti tra Privati: come funzionano, pro e contro

social lending

Il prestito tra privati tramite piattaforme on-line, noto anche come social lending (o lending based crowdfunding), è uno strumento attraverso il quale famiglie e piccole imprese sono finanziate direttamente da una moltitudine di investitori. L’incontro tra domanda e offerta avviene su una piattaforma informatica che valuta il merito di credito dei debitori e gestisce i flussi di pagamento tra le parti.
I soggetti finanziati sono famiglie, associazioni senza scopo di lucro e piccole e medie imprese (PMI), mentre gli investitori sono generalmente singoli investitori, società che offrono servizi di gestione patrimoniali, investitori istituzionali o banche.
Finanziatori e richiedenti sottoscrivono (direttamente o indirettamente) un contratto di debito, con il quale i primi forniscono una somma in denaro e i secondi si impegnano a restituire il capitale (più gli interessi) in un dato lasso temporale, proprio come avviene per i prestiti tradizionali erogati da banche e finanziarie.
L’operatività dei gestori dei portali online tramite i quali vengono svolte attività di social lending e di coloro che prestano o raccolgono fondi tramite questi portali è regolata dalle medesime norme che disciplinano le attività di determinate categorie di soggetti (ad esempio, attività bancaria, raccolta del risparmio presso il pubblico, concessione di credito nei confronti del pubblico, mediazione creditizia, prestazione dei servizi di pagamento).
La Banca d’Italia è intervenuta per disciplinare le attività dei gestori dei portali che si occupano di prestiti tra privati a novembre 2016 nell’ambito delle nuove “Disposizioni in materia di raccolta del risparmio da parte dei soggetti diversi dalle banche”, finalizzate a rafforzare la tutela dei risparmiatori che prestano fondi a soggetti diversi dalle banche.
Nelle disposizioni, entrate in vigore il 1° gennaio 2017, vengono appunto fornite informazioni e precisazioni sui limiti entro i quali l’attività può essere condotta nel rispetto delle regole che disciplinano le attività di raccolta del risparmio tra il pubblico.
Sebbene con alcune differenze relative ai modelli di attività, generalmente le piattaforme che facilitano il prestito tra privati hanno in comune diverse caratteristiche: raccolgono dai potenziali debitori le informazioni di base sulla loro identità e sul progetto da finanziare; li scelgono sulla base della loro storia creditizia e assegnano loro un punteggio (rating), che sta a indicare la probabilità che il prestito venga rimborsato; consentono agli investitori di finanziare anche solo una piccola quota del prestito richiesto da ciascun debitore per diversificare il loro portfolio; gestiscono i flussi di pagamento tra debitori e investitori; prestano i loro servizi quasi esclusivamente per mezzo di canali digitali; il loro guadagno proviene da commissioni proporzionali all’importo del debito e dell’ammontare investito.
il rimborso del prestito avviene attraverso il pagamento di rate composte da una quota capitale e da una quota interessi. La durata dei contratti varia da pochi mesi a cinque anni, ma è quasi sempre possibile rimborsare anticipatamente il prestito senza spese.

In Italia il social lending è presente dal 2008, ma stenta a crescere. Tra le principali piattaforme attive in troviamo:
SMARTIKA – https://www.smartika.it/it/index.html
PRESTIAMOCI – https://www.prestiamoci.it/
BORSA DEL CREDITO – https://www.borsadelcredito.it/

Una espansione del prestito tra privati implica numerosi benefici. In primo luogo può concorrere alla riduzione del costo dell’intermediazione finanziaria e può quindi migliorare le condizioni finanziarie delle famiglie e delle PMI aumentando l’offerta di credito e permettendo di diminuire la dipendenza dal debito bancario. Grazie al prestito tra privati dovrebbe essere dunque possibile per i debitori ottenere condizioni di finanziamento più vantaggiose e per gli investitori conseguire rendimenti più elevati.
A fronte di questi benefici sussistono tuttavia rischi non trascurabili, innanzitutto è bene munirsi di tutta la documentazione necessaria che evidenzi la propria capacità di rimborso. In alcuni casi, infatti, è possibile che un Prestito sia rifiutato, perché il richiedente non ha fornito una documentazione sufficiente.

Nel caso in cui il prestito fosse rifiutato, l’informazione viene poi memorizzata nelle banche dati degli Istituti di Credit Bureau, per un periodo di 30 giorni. Per eliminare tale informazione ed avere la possibilità di richiedere un altro prestito, sarà dunque necessario ottenere una liberatoria dallo stesso ente che ha rifiutato il prestito.

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(L’elenco è indicativo e non esaustivo, non tutte le finanziarie hanno una relazione con Finanziamenti.it)

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