Spread: significato e impatto sui mutui

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Spesso si sente parlare di spread non solo nell’ambito della finanza ma anche in relazione ai mutui. Ecco una semplice guida per comprendere meglio cos’è lo spread e perché è un valore importante da tenere a mente quando si intende richiedere un mutuo.

Cos’è lo spread

Questo termine inglese è ormai utilizzato comunemente anche in Italia per riferirsi al differenziale tra il prezzo a cui la banca acquista il denaro e quello a cui lo rivende. Detto in termini più tecnici, è la variazione tra il tasso di riferimento e quello finito di un finanziamento. Il primo è deciso a livello internazionale e si basa su rilevazioni giornaliere; il secondo è il costo del mutuo che il cliente andrà a pagare. Mentre il tasso di riferimento si basa più su movimenti macroeconomici e dunque non è pienamente gestibile dai singoli istituti di credito, lo spread è effettivamente decisione della banca cui ci si rivolge. A parità di Eurirs o Euribor, dunque, il mutuo più conveniente sarà quello in cui viene applicato lo spread minore.

L’impatto dello spread sui mutui a tasso variabile

Il tasso di interesse di un mutuo a tasso variabile è in effetti costituito da due voci, quella dello spread, che una volta stabilito rimane lo stesso per tutta la durata dell’ammortamento, e quella dell’Euribor. Questo indicatore rappresenta il tasso a cui è venduto il denaro tra una banca e l’altra e, pur essendo calcolato giornalmente, si riferisce a periodi che possono andare da una settimana ad un anno. La conseguenza di ciò è che l’importo della rata cambierà di volta in volta proprio a causa del diverso valore che può assumere l’Euribor. Lo spread applicato sui mutui a tasso variabile è in genere più basso rispetto a quello per i mutui a tasso fisso. Il valore medio si attesta intorno all’1,60%, sebbene possa raggiungere anche il 3%. Infine, esiste la seppur remota evenienza che nel contratto di mutuo sia previsto l’aggiornamento dello spread, in base a determinate scadenze o condizioni.

Come lo spread influenza i mutui a tasso fisso

Lo spread influenza il tasso finito anche dei mutui a tasso fisso. Anche in questo caso infatti la quota di interessi che andrà a pagare il cliente è composta da due elementi, con la differenza che entrambi rimarranno fissi per l’intera durata del mutuo. Le due voci che vanno a costituire il tasso finito sono lo spread e l’Eurirs, ovvero un valore, anch’esso rilevato quotidianamente, che indica la media delle quotazioni delle maggiori banche europee per ciò che riguarda i contratti swap, ovvero flussi di cassa in cui una parte applica un tasso variabile e l’altra un tasso fisso. Si tratta quindi di un riferimento sulla base del quale la singola banca valuta quanto far pagare il prestito o il mutuo ai propri clienti: quanto più è lungo il mutuo, tanto più l’IRS sarà alto.

In breve, possiamo affermare che l’impatto più diretto è sui mutui a tasso variabile, ma la causa non è lo spread, bensì la variazione dell’Euribor. Certo è, tuttavia, che anche lo spread influisce: il suo valore varia da banca a banca ed è in base a questo che un’offerta risulta più o meno conveniente, anche se per le logiche di concorrenza e di mercato gli istituti di credito tendono ad allinearsi.

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