Inflazione: come influisce sui mutui

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In economia, l’inflazione è un aumento generalizzato e prolungato del livello medio dei prezzi all’interno di un preciso lasso di tempo. Un aumento dell’inflazione significa che è stato rilevato un aumento medio dei prezzi e dei servizi con un conseguente calo del potere d’acquisto della moneta. I consumatori, dunque, si vedranno erodere il loro potere d’acquisto visto che per poter comprare il medesimo bene o servizio dovranno spendere molti più soldi.

L’inflazione può avere più cause. Per esempio, questo fenomeno dipende dalla domanda o dall’aumento dei prezzi dei beni primari più importanti. In economia, comunque, non è ancora stato stabilito quale sia la causa principale dell’aumento dell’inflazione.

Inflazione e mutui: cosa cambia?

L’inflazione è un fenomeno che all’apparenza tocca solamente il potere d’acquisto di una persona, ma in realtà può influenzare anche altri aspetti molto importanti, come i mutui. L’aumento dell’inflazione, infatti, in alcuni casi può comportare anche un aumento delle rate del mutuo. L’aumento o il calo dell’inflazione incide sul calcolo degli interessi e quindi la sua variazione è molto importante nel corso del tempo per chi ha sottoscritto un mutuo. L’influenza dell’inflazione, però, varia a seconda che una persona abbia stipulato un mutuo a tasso fisso o un mutuo a tasso variabile.

Inflazione e mutuo a tasso fisso

I mutui a tasso fisso si ottengono sommando allo spread della banca (valore indipendente) l’indice bancario Eurirs. Tale indice varia sensibilmente ogni giorno proprio in funzione dei tassi d’inflazione.

Se l’inflazione cala, l’indice Eurirs cala e viceversa, con effetti opposti sulle rate dei mutui da pagare. Se l’indice Eurirs cala, se quindi l’inflazione si abbassa o ci si aspetta un calo, le persone che hanno acceso un mutuo a tasso fisso andranno a pagare rate meno care rispetto a quando l’inflazione era più alta. Nei mutui a tasso fisso, quindi, è opportuno scegliere il momento giusto con un tasso basso ed eventualmente farlo congelare prima della stipula definitiva per non correre i rischio che dal preventivo alla firma l’inflazione e l’indice Eurirs possano crescere sensibilmente a tutto svantaggio delle condizioni economiche.

Inflazione e mutuo a tasso variabile

Diverso il discorso, invece, per chi stipula un mutuo a tasso variabile. I tassi di questa forma di mutuo sono calcolati moltiplicando lo spread della banca con l’indice Euribor che altro non è che il tasso medio delle transazioni applicato dalle grandi banche europee.

L’inflazione può avere una qualche influenza sull’Euribor. Un calo dell’inflazione complica, infatti, il lavoro delle banche europee che non potranno aumentare il costo del denaro sino a che l’obiettivo dell’inflazione al 2% non sarà stato centrato. Ne consegue che se la BCE non mette mano ai tassi d’interesse, l’Euribor rimarrà pressoché piatto a tutto vantaggio di chi ha scelto un mutuo a tasso variabile. Sino a che, per esempio, l’inflazione rimarrà molto bassa, l’indice Euribor non crescerà e di conseguenza i mutui a tasso variabile risulteranno molto più convenient rispetto a quelli a tasso fisso.

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