Cosa sono gli interessi passivi sul mutuo e come portarli in detrazione

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Quando accendiamo un mutuo ci apprestiamo a sostenere una serie di spese legate all’acquisto della casa che hanno certamente un impatto sulle nostre finanze; quello che forse è poco noto, è che almeno parte di questi costi possono essere recuperati l’anno successivo se si rispettano alcuni requisiti e se si compila correttamente la propria dichiarazione dei redditi. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cosa sono gli interessi passivi

Gli interessi passivi si possono definire un flusso di denaro in uscita; sono, in pratica, la quantità di denaro che dobbiamo alla Banca per averci concesso il mutuo. Per intenderci, mentre gli interessi attivi sono quelli che maturiamo depositando una certa somma di denaro in un fondo o prestando una cifra consistente ad un’altra persona (magari grazie al social lending), quelli passivi sono quelli che dobbiamo pagare a chi ci concede un finanziamento.
Nel caso del mutuo, e ai fini della detrazione fiscale, si intendono interessi passivi elementi come:

  • Costi dell’atto notarile
  • Spese di istruttoria
  • Spese di perizia
  • Commissioni per l’intermediazione bancaria
  • Penale di estinzione anticipata mutuo (che, per i mutui accesi dal 2007 in poi, è comunque assente)
  • Imposta sul mutuo
  • Quota interessi della rata del mutuo

Requisiti per ottenere la detrazione degli interessi

Affinché si possano dedurre gli interessi del mutuo dalla propria dichiarazione dei redditi bisogna rispettare determinate condizioni. In primo luogo, è necessario che il mutuo a cui si fa riferimento sia garantito da ipoteca e finalizzato all’acquisto dell’abitazione principale. Anche in caso di immobile locato, in costruzione o in ristrutturazione, va provato che quella sarà la casa in cui si andrà effettivamente ad abitare. Se vi è un affittuario, si dovrà procedere con l’intimazione allo sfratto entro tre mesi dall’acquisto e, dal momento del rilascio, si avrà un anno di tempo per adibire l’immobile ad abitazione principale. Se si stanno effettuando dei lavori, il mutuo dovrà essere acceso entro i sei mesi precedenti o successivi all’inizio degli stessi e la casa dovrà essere abitata dal proprietario entro un anno dal loro termine. In generale, comunque, a parte il caso di trasferimento per motivi di lavoro, il limite per adibire l’immobile ad abitazione ed usufruire del beneficio fiscale è di 12 mesi.

Calcolo degli interessi passivi del mutuo

Grazie alla compilazione corretta del modulo 730 o Unico, è possibile detrarre dall’IRPEF fino al 19% degli interessi dovuti. Va tuttavia segnalato che la cifra massima deducibile ogni anno è di € 760, pari al 19% di € 4.000: se la quota interessi del proprio mutuo supera questo limite annuo, la restante parte non beneficerà dell’agevolazione.
Il primo anno sarà possibile aggiungere le spese notarili e di accensione del mutuo a quelle degli interessi passivi ai fini della detrazione fiscale, mentre per gli anni successivi conteranno solo le quote interessi delle rate del mutuo pagate.
Facendo uso di un piano di ammortamento alla francese, in cui la quota interessi è più consistente nei primi anni di rimborso del mutuo e va via via scemando fino a che la rata è composta quasi esclusivamente di quota capitale, la cifra totale che verrà rimborsata sarà minore di anno in anno, essendo proporzionale agli interessi pagati.

Detrazione degli interessi passivi: documentazione e procedura

Sebbene non vadano allegati alla propria dichiarazione dei redditi, vi sono alcuni documenti da conservare per poter accedere alla detrazione fiscale degli interessi passivi del mutuo, che andranno esibiti in caso di controlli. Tra questi, troviamo sicuramente l’atto di acquisto della casa e tutte le fatture relative all’accensione del mutuo – come quelle del notaio e del perito – e agli eventuali lavori nell’immobile. In quanto all’ammontare degli interessi già pagati, la Banca ogni anno ne fornisce un resoconto. Infine, è necessario attestare che si chiede la deduzione degli interessi relativi al mutuo della prima casa, pertanto si farà riferimento alla scheda anagrafica o all’autocertificazione.
Se si è dipendenti, si dovranno compilare gli appositi spazi (dall’E7 all’E10) del riquadro E nel proprio modello 730; se si è liberi professionisti, invece, sarà il rigo RP7 del riquadro RP a dover essere compilato nel modello Unico.

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