Finanziamento a Tasso Zero: pro e contro

finanziamenti a tasso zero pro e contro

Si sente spesso, in pubblicità, promuovere finanziamenti a “tasso zero”, ma difficilmente a queste proposte allettanti seguono davvero prestiti in cui la somma da rimborsare corrisponde esattamente a quella erogata. Tranne nel caso di piccoli prestiti finalizzati all’acquisto di beni o servizi dal prezzo contenuto oppure di casi particolari quali i prestiti d’onore o a fondo perduto – in cui lo Stato o fondazioni senza scopo di lucro mettono in atto particolari strategie per favorire l’occupazione o favorire l’imprenditoria giovanile – difficilmente chi eroga un prestito rinuncia alla sua quota di interessi.
Per chi presta denaro, infatti, il guadagno è costituito proprio dal tasso di interesse, ossia una percentuale che si somma alla quota di capitale data in prestito e che rappresenta, quindi, a tutti gli effetti, il “compenso” che banche e istituti di credito si attribuiscono per concedere il credito.
Quando si sente parlare di “tasso zero”, quindi, molto probabilmente il riferimento sarà soltanto al TAN, il tasso annuo nominale che è l’interesse “puro” sul capitale ricevuto in prestito ma non è quello effettivo, definito invece dal Taeg (tasso annuo effettivo globale). Il tasso effettivo da tenere d’occhio è quindi il Taeg perché comprende anche tutti gli oneri (spese obbligatorie oltre agli interessi come le spese di istruttoria della pratica, di gestione e incasso, imposta di bollo e così via).

Detto questo, esistono effettivamente prestiti privi di costi aggiuntivi e di spiacevoli sorprese – i cosiddetti finanziamenti a tasso zero reale – ma si tratta per lo più di finanziamenti “finalizzati” all’acquisto di un determinato bene o servizio, che consentono al cliente di acquistare un bene rateizzandone il pagamento, senza doversene addossare il pagamento in una soluzione unica.
Generalmente, quindi, i finanziamenti a tasso zero non si chiedono per ottenere denaro liquido ma per ottenere il pagamento dilazionato di quello che si vuole acquistare: in sostanza, la somma finanziata non viene accreditata al cliente ma alla società che vende il bene o il servizio che si è acquistato.
Questi finanziamenti sono offerti spesso e volentieri da grandi magazzini o catene di elettronica per l’acquisto di elettrodomestici, televisori, mobili, computer o telefonini. In questo caso è il rivenditore che si accolla il pagamento di commissioni e interessi richiesti dall’istituto di credito che eroga il finanziamento. Acquisti alle volte non di beni di prima necessità ma di generi di “svago” il cui pagamento, per molti consumatori, non potrebbe comunque essere affrontato in un’unica soluzione.

Dopo queste considerazioni potrebbe sembrare che i prestiti a tasso zero non presentino svantaggi e per molti versi è così, dato che permettono di non rinunciare ad alcune comodità pur non disponendo della liquidità per affrontare l’acquisto. Resta tuttavia da valutare l’importo delle rate, che in alcuni casi potrebbe risultare abbastanza gravoso, rendendo preferibile un TAN limitato che permetterebbe pero di dilazionare il pagamento in un arco di tempo più lungo e con rate mensili più leggere.
Quando, poi si tratta di acquisti più onerosi quali quello di un’automobile, potrebbe accadere che a fronte della concessione di una rateizzazione a “tasso zero” si debba rinunciare a uno sconto più consistente sull’importo da pagare al concessionario. Potrebbe dunque trattarsi in alcuni casi di un’arma a doppio taglio.
Occorre dunque prestare sempre la massima attenzione ai minimi dettagli quando ci viene proposto un prestito a tasso zero, perché è sempre valido l’adagio della nonna, che con molta saggezza ricorda che “nessuno ti regala niente”.
Soltanto lo Stato (o una fondazione senza scopo di lucro) ha la facoltà di offrire dei finanziamenti a tasso zero oppure con particolari agevolazioni; è per esempio il caso dei prestiti d’onore o dei finanziamenti a fondo perduto.

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