Fido bancario: come funziona e chi può richiederlo

fido bancario come funziona

Il fido è una forma di finanziamento estremamente utile tanto per le famiglie, in alternativa al prestito personale, ma anche per le aziende, che possono così affrontare una spesa anche se sul loro conto non hanno liquidità, grazie alla linea di credito concessa dalla banca.
Richiederlo è abbastanza semplice, basta farne richiesta presso la propria banca compilando un modulo o parlando con un addetto. Una volta ricevuta la richiesta, così come avviene anche per altre forme di prestito, l’istituto di credito si occuperà di esaminare la richiesta e di valutare la solidità e la situazione creditizia del richiedente, stabilendo sulla base di queste informazioni se concedere o meno il fido.
Alla domanda di fido vanno allegati alcuni documenti richiesti dall’istituto di credito, per la gran parte riconducibili ai dati reddituali (ad esempio la dichiarazione dei redditi). Nel caso di un conto intestato a un’azienda bisognerà presentare anche tutti i documenti societari, come bilanci e stato patrimoniale.
La somma richiesta, se l’esito delle verifiche è positivo, viene generalmente erogata nel giro di qualche settimana, entro i limiti stabiliti dalla banca (importo concedibile, tassi d’interesse, tempi e modalità di rimborso e così via).
Una volta ottenuto il fido, si può prelevare denaro dal proprio conto corrente anche se il saldo è negativo, disponendo quindi di una copertura per effettuare spese, anche urgenti, nonostante un conto in passivo.
Se, ad esempio, sul conto si ha la disponibilità di 1.000 euro, avendo ottenuto un fido di 1.500 euro si potrà affrontare una spesa complessiva di 2.500 euro. Se si dovesse spendere anche solo un centesimo in più il saldo sarà considerato “in rosso” e scatta l’obbligo di ripianare lo scoperto. Ovviamente, il correntista resta sempre obbligato a restituire i 1.500 euro di fido alla banca, con tempistiche ben definite e scadenze che possono essere determinate o indeterminate, in base a quanto stabilito in un apposito contratto stipulato tra la banca e il cliente. Nel caso di scadenza determinata, viene fissata una data di rimborso e la banca potrà recedere anticipatamente dal contratto solo per giusta causa; nel caso della scadenza indeterminata invece non esiste alcun limite prestabilito e il contratto può essere risolto da ambo le parti in qualsiasi momento. Occorre quindi valutare tutta una serie di altri costi aggiuntivi (oltre all’elevato tasso di interesse, ci sono da considerare la commissione di massimo scoperto (CMS); spese di tenuta e chiusura conto; spesa per operazione; spesa per estratto conto; spesa per revisione fidi e altro ancora).
Il fido può essere diretto quando il credito viene utilizzato direttamente dal cliente che ne fa richiesta (rientrano in questa tipologia lo scoperto di conto corrente, l’anticipazione bancaria o l’apertura di credito) o indiretto, quando il cliente pone a garanzia del fido stesso un credito vantato presso terzi, che la banca potrà riscuotere in seguito.
Si distingue poi fra fido “garantito” e “in bianco”, a seconda che esso sia assistito da garanzie reali (ad esempio titoli, merci e sconto di cambiali ipotecarie) o sia basato solo su elementi personali. I fidi in bianco, o “allo scoperto”, non sono assistiti da particolari garanzie e vengono chiamati anche “a rischio pieno”, perché concessi sulla base delle qualità personali del cliente o dell’impresa che ne fanno richiesta.

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