Canone concordato: come funziona, durata e vantaggi

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Se vogliamo stipulare un contratto di affitto, è importante tenere conto anche delle possibili agevolazioni fiscali di cui possiamo usufruire. Ecco perché, in base alle personali esigenze, si possono scegliere varie soluzioni, tra le quali rientra anche quella del canone concordato. Si tratta solitamente del contratto concordato 3+2, della durata complessiva di 5 anni, che si può rivelare piuttosto vantaggioso, in termini di agevolazioni fiscali, sia per il proprietario dell’immobile che per l’inquilino. Andiamo nel dettaglio ed esaminiamo in modo particolareggiato le agevolazioni che possiamo riscontrare.

Cos’è il canone concordato

Il canone concordato è stato introdotto dalla legge 431 del 1998. Prima di questa legge esistevano soltanto i classici contratti di affitto stipulati con un vincolo di durata di 4 anni prorogabili per altri 4. Per incentivare il mercato delle locazioni è stato introdotto il contratto la cui durata obbligatoria è di 3 anni, che poi possono essere prorogabili per altri 2.

Di solito questi contratti di locazione possono essere stabiliti soltanto in Comuni ad alta densità abitativa. Si tratta soprattutto di Comuni come Milano, Roma, Firenze, Genova, Torino, Venezia, Bari, Bologna, Napoli e Palermo oppure altri capoluoghi di Provincia. Una particolare concessione si fa anche ai Comuni della Campania e della Basilicata che sono stati colpiti dai disastri naturali dei primi anni ’80. Rientrano pure in questa legge i Comuni individuati nella delibera CIPE del 13 novembre 2003.

Le agevolazioni per i proprietari con il canone concordato

I proprietari degli immobili che scelgono di affittare con il 3+2 possono usufruire delle seguenti agevolazioni fiscali:

  • Riduzione della base imponibile Irpef – il reddito imponibile viene ridotto ulteriormente del 30%, oltre alla percentuale forfettaria del 5%;
  • Riduzione della base imponibile per l’imposta di registro – si tratta di una riduzione del 30% della base imponibile in base alla quale calcolare l’imposta di registro;
  • Riduzione dell’aliquota cedolare secca – l’aliquota di tassazione è ridotta dal 21% al 10%;
  • Detrazioni comunali – per questi contratti di locazione i Comuni possono stabilire delle aliquote più basse per l’Imu oppure delle maggiori detrazioni. Le amministrazioni comunali possono far scendere l’aliquota Imu dalla cifra compresa tra il 7,6 e il 10,6 per mille al 4 per mille.

Le agevolazioni per gli inquilini con il canone concordato

Anche gli inquilini possono avere alcune agevolazioni fiscali con il canone concordato. Per usufruire di questi benefici, l’immobile deve risultare utilizzato come abitazione principale. In particolare le agevolazioni consistono nei seguenti importi:

  • 495,80 euro se il reddito complessivo non supera i 15.493,71 euro;
  • 247,90 euro se il reddito complessivo è compreso tra i 15.493,71 euro e i 30.987,41 euro.

Queste detrazioni possono essere applicate soltanto per i primi 3 anni dal momento in cui l’inquilino decide di trasferire la residenza.

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