Anticresi: le differenze con l’ipoteca

anticresi

Tra le forme di garanzia meno note c’è sicuramente la “anticresi”. La sua definizione è ben chiara ed un contratto di garanzia per cui il debitore si obbliga nei confronti del creditore con un proprio immobile. Il creditore, dunque, può godere dei frutti del bene concordato per un periodo non superiore ai 10 anni ma deve pagare le imposte di proprietà e tutti i pesi eventualmente previsti dell’immobile ricevuto come anticresi.

Il creditore, dunque, potrà godere di tutti i frutti dell’immobile. Per esempio, nel caso di immobili dati in affitto, il creditore potrà godere degli eventuali canoni.

L’anticresi funziona come garanzia di un eventuale credito e come tutte le garanzie segue le sorti del credito. Tuttavia, questa forma di garanzia oggi è poco utilizzata essendo più che altro un residuo del passato quando i rapporti tra creditore e debitore erano impostati su basi ben diverse dalle attuali. In ogni caso, la anticresi esiste ancora e potenzialmente può essere utilizzata a garanzia di una qualche forma di prestito.

Comunque, pur esistendo, ben difficilmente oggi viene utilizzata. Appare molto ostico che un debitore consegni ad un creditore un proprio immobile per fagli godere dei suoi frutti. Inoltre, per tutta la durata della anticresi, massimo 10 anni, il creditore dovrà sopportare tutti i pesi, tasse costi, dell’immobile.

Il creditore avrà poi anche l’obbligo di amministrare l’immobile e di conservarlo, tutte incombenze potenzialmente molto pesanti da sopportare oggi. Facile, dunque, immaginare perché oggi questa forma di garanzia non sia più utilizzata.

In ogni caso, un eventuale contratto di anticresi deve avere forma scritta, pena la nullità.

Anticresi: differenze con l’ipoteca

L’anticresi oggi, dunque, non è più utilizzata o almeno è molto difficile che si possa adoperare come garanzia. La sua “evoluzione” più recente è l’ipoteca che viene maggiormente sfruttata come forma di garanzia.

L’ipoteca, infatti, è un diritto reale di garanzia accordato al creditore che avrà la possibilità di recuperare la somma concessa in prestito, espropriando il bene dato come ipoteca al debitore per poi venderlo. L’ipoteca può avere una durata massima di 20 anni e può avere per oggetto ben immobili, diritti reali minori sull’immobile e beni mobili iscritti in pubblici registri. Un immobile può essere soggetto anche a più ipoteche. In questo caso si parla di ipoteche di primo grado, secondo grado e così via.

Le differenze con l’anticresi appaiono, dunque, subito evidenti. Nell’ipoteca, infatti, il debitore non consegna al creditore il suo immobile e potrà continuare a goderne gli eventuali frutti. Inoltre, l’ipoteca permette di godere di un diritto di prelazione sul bene rispetto ad eventuali altri creditori. In caso di insolvenza, il creditore che ha chiesto l’ipoteca avrà la precedenza nel recupero delle sue somme prestate attraverso la vendita dell’immobile rispetto ad altri eventuali creditori.

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