Anatocismo e usura: cosa sono e le differenze tra i due termini

differenza tra anatocismo e usura

Detto in parole molto semplici, con il termine anatocismo viene indicato il calcolo degli interessi sugli interessi maturati (in ambito finanziario viene solitamente definito interesse “composto”) mentre l’usura è l’attività di chi dà denaro in prestito applicando un tasso di interesse superiore al limite stabilito dalla legge. Si tratta ovviamente di pratiche illegittime che ora andremo ad affrontare più nel dettaglio.

L’anatocismo è una pratica vietata dalla legislazione italiana: per impedirne l’applicazione da parte delle banche sarebbe bastato il rispetto dell’art. 1283 del Codice Civile, in base al quale

“In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

In buona sostanza, quindi, non è possibile che gli interessi producano a loro volta interessi se non è trascorso almeno un semestre dalla nascita dell’obbligazione.
Eppure, nel corso degli anni, le banche hanno praticato l’anatocismo in modo illegittimo, capitalizzando interessi contrattuali su base trimestrale e calcolando su questi ulteriori interessi.
Per comprendere meglio l’impatto dell’anatocismo, basti fare un rapido calcolo su un fido di 20 mila euro con un tasso di interesse del 10% sul quale maturano interessi annuali di 2.000 euro. Se il primo semestre gli interessi ammontano a 1.000 euro, il semestre successivo vengono calcolati non più sulla somma di 20 mila euro, ma su 21 mila euro, ossia la cifra avuta in prestito più gli interessi maturati. Si tratta solo di un esempio per comprendere quanto l’istituto dell’anatocismo vada a pesare sui clienti delle banche, in primo luogo su chi si è ritrovato in una situazione di scoperto. Col conto in rosso, infatti, gli interessi passivi venivano addebitati ogni 3 mesi, andando così a produrre ulteriori interessi passivi in un circolo vizioso in cui a guadagnare sono solo le banche.
Che l’anatocismo sia contrario ai principi del nostro ordinamento lo dice già la sentenza della Corte di Cassazione n. 21095 del 4 novembre 2004, in base alla quale

“La clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente di una banca è nulla in quanto essa non risponde ad un uso negoziale (e non normativo), ancorché la clausola stessa sia nello specifico contratto, dichiarata conforme alle “norme bancarie uniformi” (giacché anche queste costituiscono usi negoziali).”

Con il decreto ministeriale 343/2016 del Ministro dell’Economia è stato quindi stabilito che gli interessi debitori maturati non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale; che nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento deve essere assicurata la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, comunque non inferiore ad un anno e che gli interessi sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti.

Quanto all’usura, si tratta di un vero e proprio reato commesso da chi concede un prestito chiedendone la restituzione a un tasso d’interesse superiore al cosiddetto “tasso soglia” consentito dalla legge, facendo leva sulla disperazione sull’urgente bisogno di denaro di una persona in difficoltà. Si tratta di un fenomeno molto difficile da contrastare anche per il frequente ricorso a canali illeciti per ottenere un credito impossibile da ottenere attraverso canali legali.
Il cosiddetto Tasso Soglia, oltre il quale gli interessi sono da considerarsi usurari, viene calcolato partendo dal TEGM (Tasso Effettivo Globale Medio) e viene pubblicato su base trimestrale dalla Banca d’Italia, per ciascuna delle diverse categorie di operazioni creditizie. I tassi soglia, insomma, non sono universali ma differenziati secondo le varie operazioni di finanziamento.
Il reato di usura è punito con sanzioni da 5.000 a 30.000 euro e con la reclusione da due a dieci anni.
Se a commettere il reato è una banca o un intermediario finanziario, nell’ambito della cosiddetta e ancor più deplorevole “usura bancaria”, è prevista la reclusione fino a 20 anni e sanzioni fino a 60.000 mila euro.

I nostri partner

Istituti presenti su internet con offerte legate a prestiti e finanziamenti.
(L’elenco è indicativo e non esaustivo, non tutte le finanziarie hanno una relazione con Finanziamenti.it)

Triboo Media s.r.l. (società socio unico) - Viale Sarca 336 - Edificio 16, 20126 Milano (MI) Cap. Soc. 1.250.000,00 euro i.v. - P.IVA, C.F. e CCIAA di Milano IT06933670967 - REA MI-1924178 tel. +39 02 64741433 - fax +39 02 64741494 Società sottoposta alla direzione e coordinamento di Triboo Spa - all rights reserved - Viale Sarca 336, Edificio 16 - 20126 - MILANO (MI) - Capitale Sociale Euro 28.740.210,00 i.v. . P.IVA 02387250307 - codice fiscale e numero iscrizione al registro delle imprese CCIAA MI: 02387250307.
Managed by Leadoo S.r.l.