Mutui a tasso variabile

Si definisce “a tasso variabile” il mutuo per il quale il parametro utile al calcolo degli interessi varia nel tempo a seconda dell’andamento del costo del denaro.

Il legame tra rata e tasso avviene dunque attraverso un indice che influisce in modo direttamente proporzionale sul valore della rata.

L’indice più frequentemente utilizzato nei mutui a tasso variabile è l’EURIBOR (Euro Interbank Offered Rate), al quale però spesso è stato preferito nell’ultimo periodo il tasso BCE. L’interesse complessivo di questo tipo di mutui è però composto, oltre che dal tasso EURIBOR, anche dallo spread, il vero margine di profitto degli Istituti di Credito, dato dal differenziale fra i titoli di stato tedeschi (Bund) ed i nostri titoli di stato (BTP). Lo spread varia a seconda dell’istituto di credito che eroga il mutuo, in base alle specifiche politiche finanziarie.

In sintesi, il tasso variabile è dato dalla somma di:

  • Spread, che rimane fisso per tutto il periodo del mutuo.
  • Tasso Euribor, il cui valore viene periodicamente aggiornato.

L’istituto di credito erogante aggiorna così l’importo delle rate rimanenti, con il variare del valore dell’Euribor.

Va sottolineato come in realtà esistano ben 8 tassi Euribor, che si differenziano in base al periodo di riferimento.

La periodicità con cui vengono rilevate le variazioni dell’EURIBOR e, quindi, viene aggiornato l’importo della rata, varia a seconda delle scadenze delle rate previste dal piano di ammortamento. Ad esempio, se si tratta di rimborso mensile, si avrà un riferimento temporale fissato sul mese e si aggiornerà con la stessa frequenza.

Nell’ambito dei mutui a tasso variabile, è possibile trovare le seguenti diciture:

  • tasso d’ingresso applicato per i primi mesi di vita del mutuo per poi dare spazio al tasso a regime;
  • tasso a regime che corrisponde a quello effettivo “ufficiale” del mutuo.

Generalmente il tasso d’ingresso è un tasso volutamente basso a fini commerciali, poiché ha lo scopo di attrarre potenziali clienti tramite l’offerta di condizioni particolarmente vantaggiose. Ne deriva che è molto importante, in fase di valutazione iniziale delle condizioni del mutuo, verificare se il tasso pubblicizzato è quello a regime o quello d’ingresso. Se il tasso applicato è d’ingresso, allora il mutuatario dovrà aspettarsi una successiva variazione peggiorativa, se invece il tasso applicato è quello a regime, allora non vi saranno mutamenti a lui sfavorevoli.

Differenza tra Tasso Fisso e Tasso Variabile

Il mutuo a tasso variabile si differenzia da quello fisso, caratterizzato da una rata costante per tutta la durata del prestito, dal momento che in esso è insita una percentuale di rischio data dall’incertezza dell’entità delle rate: da questo deriva che al momento dell’accensione del mutuo a tasso variabile non è possibile determinare con precisione il costo complessivo finale del finanziamento.

Qualora il costo del denaro dovesse aumentare, la rata di rimborso del mutuo andrà incontro ad un rincaro, a danno del soggetto che lo ha stipulato. D’altronde, generalmente il tasso variabile di partenza risulta inferiore al tasso fisso, a parità di altre condizioni, determinando una differenza anche molto significativa nell’importo della rata. Questa differenza favorevole deve infatti compensare il maggior rischio che il mutuatario accetta al momento della stipula di un mutuo a tasso variabile.

La scelta della tipologia di tasso di interesse non è semplice. Vi sono in gioco molte variabili e valutazioni da fare: il tasso fisso assicura stabilità, il tasso variabile permette di risparmiare (o di pagare più del dovuto) in base alla capacità di “leggere” le oscillazioni degli indici di riferimento. Per ovviare a questi rischi, è consuetudine utilizzare il tasso variabile per i mutui di breve durata.

Minore sarà la durata del piano di ammortamento, minori saranno i rischi di scostamenti eccessivi dal tasso inizialmente concordato con l’Istituto di Credito.

 

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